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sabato 5 novembre 2011

La Questione Sticazzi

Si avvicina il primo mesiversario del mio arrivo al nord, e Milano ha deciso di festeggiare regalandomi 3 allegri giorni di pioggia ininterrotta. Quindi è necessario mantenere un tono leggero in questo post, altrimenti potrei cadere in una fase depressiva stile baratro-senza-fondo.

L’altro giorno, all’università, per passare meglio le 6 ore di lezione in inglese, con la mia amica bergamasca abbiamo iniziato a stilare un elenco di espressioni idiomatiche (dal romano al bergamasco) suddivise per argomenti, ricalcando vagamente lo stile del rinomatissimo libro “Come t’antitoli? Ovvero, si le cose nun le sai, salle!” e del comodo Manuale di conversazione della metropoli periferica romana.

Sotto la voce “espressioni di stupore” la buona Laura mi ha scritto “sticazzi!” e “stocazzo!”, facendomi tornare in mente un argomento di cui avrei voluto scrivere da quando ho inaugurato il blog: la fondamentale questione "Sticazzi"




A Milano, come in generale in tutto il nord, l’espressione “sticazzi” viene utilizzata comunemente in due modi completamente differenti, e solo un orecchio attento all’intonazione (non il mio, per esempio! A me sembra che parlino sempre con la stessa verve di un bambino lagnoso) può distinguere il senso che gli viene attribuito nel contesto specifico. 

Da queste parti, infatti, “sticazzi” può significare SIAchissenefregaSIAma dai, davvero?” (il corrispettivo romano di “me cojoni!” – ovviamente non inteso in senso ironico).

Stesso discorso per “stocazzo”: raramente viene usato come a Roma (“sé, stocazzo!”), molto più spesso per signficare “minchia, incredibile!”…

Piccola parentesi per gli amici nordici: a Roma “sticazzi” significa ESCLUSIVAMENTE non me ne può fregare di meno”, per l’altro significato di “stupore ed incredulità” abbiamo la comoda espressione “mecojoni!”
Per il corretto uso della parola “sticazzi”, faccio riferimento a questo video: 


Per la distinzione netta di significato fra “sticazzi” e “mecojoni”, segnalo quest’altro video:

Stocazzo” invece può essere usato sia come un nome/aggettivo attribuito a chi se la tira, credendosi –ingiustamente- superiore a qualcun altro (“quello lì si sente stocazzo!”) sia per simpatici scherzetti burloni (in pratica è normale, chiedendo “chi è?”, sentirsi rispondere “stocazzo!”).


Esempio tipico di conversazioni travisate dalla sottoscritta:

A: “Sono stato ad una serata pazzesca, ci saranno state diecimila persone!”
B: “Sticazzi!”
(a me viene giustamente da pensare che l’altra persona sia vagamente maleducata e menefreghista)

A: “Ho visto una casa a due minuti a piedi da qui, sarebbe perfetta!”
B: “A due minuti? Stocazzo!”
(cominciate a capire il mio disagio?!)

Quindi, se io vado in giro a dire “sono andata a cena in quel famoso locale costosissimo” e mi sento rispondere “sticazzi!” non dovrei offendermi, piuttosto dovrei essere contenta di aver destato lo stupore dell’altra persona.

Difficile, prima o poi spero di abituarmi quantomeno spero di riuscire a distinguere le due intonazioni!

Attualmente la parlata milanese mi sembra tutta sempre uguale. (A tal proposito, allego video con simpatico ragazzo milanese che parla in italiano –non in dialetto!- giusto per farvi sentire la cadenza)

Chiudo ricordando agli amici milanesi che “sticazzi” è un termine di origine romana, ed è l’abbreviazione (perché semo pigri e nun ce và de sprecà fiato) della locuzione “e sti cazzi non ce lo metti?



Quindi, per favore, usatelo nel senso giusto! 
Poi vabbè, ovviamente voi fate come vi pare...sticazzi!!!

giovedì 20 ottobre 2011

A Milano...

A Milano se vai di fretta non ci sono persone/oggetti contundenti che ti intralciano il cammino. Milano è frenetica, è attiva, è VIVA. Perfino le vecchiette conservano una certa agilità.
Può essere un difetto, è vero,tutta questa frenesia.
Ma anche un grandissimo pregio: non ti annoi, non ti “abbiocchi”, non ti innervosisci a fare lo slalom fra mille ostacoli. Se vuoi arrivare da qualche parte non devi contare per forza un’ora di spostamento.



A Milano le persone non attaccano facilmente bottone con gli altri passanti, come succede sempre invece alle fermate dell’autobus a Roma. Anche questo può essere un difetto, ma anche un pregio se vuoi ascoltare la tua canzone preferita con l’mp3 senza rotture di balle. Più che altro, la definirei una caratteristica, che soggettivamente può piacere o non piacere.


A Milano i corsi all’università sono seguiti e partecipativi, gli studenti interagiscono, i professori rispondono e sono aperti ad ogni esigenza. 
Non puoi seguire? C’è il materiale online, aggiornato poche ore dopo la lezione. 
Vuoi chiedere spiegazioni? Te le danno senza problemi. 
Il rapporto professore-studente è più “paritario”: lui non sta in cattedra altezzosamente ad elargire conoscenza in modo distaccato, ma si premura che i suoi studenti capiscano, vuole sapere le loro opinioni. 

La forma mentis di chi esce da questo Politecnico gode di una maggiore autostima: un laureato qui non pensa “eh, il mio progetto è una merda, ho sculato il voto”. Un laureato qui ha già avuto modo di affermare la sua personalità, le sue scelte progettuali, le sue opinioni.


A Milano, in segreteria ti risolvono i problemi.


A Milano fa freddo, ma sono anche attrezzati per poterci convivere.


A Milano c’è il sole molto più spesso di quanto noi romani possiamo pensare. A Milano non c’è quasi mai la nebbia. Semmai c’è un cielo grigio/bianco, che –devo ammettere- non è proprio il massimo della vitalità. Ma non ci sono i temporali tropicali di Roma, semmai una blanda pioggerellina (che sì, dura per giorni interi, ma almeno non manda in tilt la città).


A Milano ci sono grandi viali alberati, quelli che in urbanistica vengono definiti Boulevard. Certo, non ci sarà Villa Ada, Villa Borghese, il laghetto dell’Eur…ma non è tutto così grigio come pensiamo.


A Milano moltissime persone girano in bici.


A Milano tutto sommato si sta bene.

E’ vero:
a Milano non c’è Trastevere con i suoi vicoli e con i suoi personaggi,  a Milano non si respira la Storia millenaria,
a Milano non ci sono i colori e il calore della Capitale,
a Milano non c’è la “shallanza”.

Meglio così: se a Milano ci fossero anche tutte queste altre cose sarebbe una città perfetta… ma tutto sommato non sarebbe Milano. Che invece inizia a piacermi così com'è.

Ed è così bello sapere che, a 500km da qui, c’è un altro posto – anche questo ben lungi dall’essere perfetto, ma così profondamente legato al mio cuore, nonostante i suoi difetti – che mi aspetta sempre a braccia aperte. 
Mi manchi, Roma!

mercoledì 19 ottobre 2011

La Questione Trasporti Pubblici

Ce sei mai stato in mezzo ar traffico de Roma?Ce l'hai presente, lo sai come funziona?[...] Dei mezzi pubblici so' tutti fobici pe' via der prezzo e della tempestività
Infatti l'autobus vanno lentissimi, solo 'n pochetto più veloce ce va er tram
Poi c'è la metro, bona anche quella! Solo due linee: la terza è la più bella!
Rimane er treno: sempre gajardo! Pare fatto apposta pe' chi vo' arrivà in ritardo!
Beh, quello dei mezzi pubblici è un signor argomento di conversazione per i cittadini romani.
Quando poi di punto in bianco questi cittadini romani si ritrovano a vivere nel nord-che-lavora/nord-che-produce, gli spunti di riflessione cambiano drasticamente punto di vista.


I MILANESI E LA PUNTUALITA’ 

Secondo le statistiche dell’ATM (Azienda Trasporti Milano) il 79 % degli autobus/tram arriva puntuale alla fermata, rispettando gli orari scritti sulla palina. Nonostante tutto, c’è anche chi ha il coraggio di lamentarsi (evidentemente non sono mai stati a Roma! Noi manco ce l’abbiamo una palina!) 

Qui sanno perfettamente l’orario in cui passerà il bus, ma soprattutto… sanno quando arriverà a destinazione! E ovviamente un minimo ritardo causa scompensi devastanti sull’equilibrio psicofisico nella loro esistenza. 

Ogni tanto provo ad immaginare se questi personaggi si trovassero casualmente catapultati a Roma, fra i continui lavori stradali (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi sull’intelligenza di chi li coordina in modo che coincidano perfettamente con le giornate “di punta”, come ad esempio il rientro dalle vacanze o i periodi di shopping natalizio…), le manifestazioni, gli scioperi, le macchine in doppia fila, gli incidenti, le ore di punta, gli eventi atmosferici… non credo che sopravvivrebbero più di qualche ora (giusto il tempo di riuscire a salirci, se fortunati, sull’autobus). 




I MILANESI E GLI SCIOPERI 


Proprio oggi a lezione una tipa alza la mano e fa: “Professoressa, venerdì è previsto lo sciopero dei mezzi, per questo credo che ci saranno degli assenti!” 
(Dentro di me: Ma che cazzo lo dici a fare?! a Roma facciamo molto prima: non ci presentano proprio, a maggior ragione neanche c’è l’obbligo di frequenza a questo corso!)
…e la prof.: “Adesso parlo con la mia collega, se possibile rimandiamo la lezione, magari recuperiamo fuori orario un altro giorno! In caso mandiamo un avviso sulla vostra mail del Politecnico”

Ok, qui stanno fòri. Cioè, ovviamente è ammirevole la dedizione sia degli alunni che della professoressa, ma il mio primissimo pensiero è stato “se a Roma sospendessero una lezione ogni volta che c’è uno sciopero…farebbero prima a fare lezione via Youtube direttamente!” 

I MILANESI E LA DENOMINAZIONE DEL MEZZO 

Ho dei seri problemi con gli articoli determinativi dei mezzi pubblici in questa città: quando chiedi indicazioni, non ne specificano la categoria…è sottointesa. 

- “LA” indica gli autobus: <Prendi LA 91, cambia con LA 54>. A quanto pare questo succede perché è l’abbreviazione di “la linea 54”
(ma vi immaginate a Roma, quando c’era il famoso 38 barrato?! “Aò, devi prende la trentottobbarato!”)

- “IL” invece indica esclusivamente il tram: <Laggiù c’è il capolinea del 5> 

- Per le metro invece è facile: sono tre, di tre colori diversi (gialla, verde, rossa) ed anche le fermate sono tutte allegre e colorate
(è fantastico nelle stazioni “di scambio”: se il piano -1 è tutto di un colore, scendi le scale mobili ed entri al -2 in un universo totalmente di un altro colore!)



COMPORTAMENTI OSSESSIVO-COMPLUSIVI #1 

Anni fa, in una gita di qualche giorno qui a Milano, mi trovavo alla stazione metro di Lambrate, capolinea di numerosi autobus e tram. Ovviamente mi ero dimenticata quale fosse il numero del tram che dovevo prendere, quindi avevo deciso bene di chiedere al simpatico autista: “Scusi, questo va al duomo?”
“No, mi dispiace”
“Ma comunque arriva vicino al centro?”
“Scusi signorina ma c’è tutto scritto sulla palina, se per favore mi fa chiudere le porte perché dovevo già essere partito un minuto fa e sono in ritardo!” 


COMPORTAMENTI OSSESSIVO-COMPLUSIVI #2 

Domenica scorsa, ore 17: vado a vedere una casa a circa 2 km da dove mi trovo adesso. Al ritorno decido di non farmela a piedi e prendere un autobus. Memore delle precedenti esperienze, mi studio per bene la “palina” per capire quale sia l’autobus che più si avvicina alla mia momentanea abitazione. (A Roma la domenica se ti vuoi muovere in autobus ce puoi pure morì de vecchiaia, quindi ero pronta ad aspettare anche un bel po’.)
L’orario stampato dice che il 91 passa ogni 10 minuti nei festivi…(prima espressione basita) Oh, figo! c’è anche il tabellone elettronico! Solo 7 minuti di attesa?! Fantastico…giusto il tempo di una sigaretta!
Quando ne mancano 4 arriva un simpatico nonnetto che legge l’orario e sbuffa. Bah.
Dopo pochi secondi il tabellone si ri-aggiorna e appare scritto 6 minuti. Vabbè, tutto nella norma, ce può stà, no? A quanto pare NO, perché il nonnetto comincia a sbraitare contro l’ATM “non funziona mai niente!”
…eh beh. Inizio a capire perché considerino Roma una città meridionale… 

COMPORTAMENTI OSSESSIVO-COMPLUSIVI #3 - il programma per il futuro dell'ATM

Wi-fi e semafori intelligenti «Bus più veloci e puntuali» 
Onda verde sulla 90-91, partita la sperimentazione tra Piola e Zara. Maran: prima i pendolari 

MILANO - Precedenza all'Atm. L'onda verde sfrutta i semafori intelligenti e viaggia sulla connessione wi-fi , riorganizza i tempi d'attesa agli incroci, riconosce e separa i flussi di traffico, attribuisce priorità ai mezzi pubblici e prolunga lo stop alle auto. È una corsia preferenziale invisibile: «Vogliamo garantire puntualità e sicurezza al servizio-pendolari». La sperimentazione è stata avviata ieri sulla circolare 90/91, tra le fermate di Piola e viale Stelvio-Zara. Il lavoro di adeguamento tecnologico si prenderà quasi due mesi, procederà per tappe (sei) e sarà concluso il 6 novembre, quando la tecnologia sarà attivata su tutto l'anello. In pratica: il semaforo dialoga col filobus attraverso Internet senza fili, «vede» in tempo reale l'arrivo del mezzo e gli consegna la precedenza. Obiettivo: ridurre i tempi di percorrenza lungo la cerchia Isonzo-Lotto e aumentare le frequenze alle fermate. Quindici minuti di «risparmio» su ogni giro della 90/91. 

[da http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_settembre_15/atm-sperimentazione-wifi-semafori-intelligenti-1901543907233.shtml




Vi saluto con un pezzo abbastanza adatto:

Afterhours - L'inutilità della puntualità

Condizioni climatiche che mi rendono sterile
vorrei approcciarti in modo naturale
ma quando son così mi fai passare per minchione
in fondo ero un tuo organo vitale
o mi ricordo male?
...mi ricordo male!
decido quindi che per il nostro bene 
sarò noiosamente magnetico e intrigante
e adesso si che sono un bel minchione
ma tu mi presti fede 
perchè fuori non si vede

condizioni climatiche che mi rendono sterile
e quanto ci fa male la delicatezza che ci usiamo
per non farci male
ma se guardassi dentro quel che dico
mi vedresti urlare quanto son contento
che Milano non sia la verità
Milano non è la verità
Milano non è la verità
Milano non è la verità

condizioni climatiche che mi rendono sterile
cosa farete quando la novità che rappresentate sarà finita?
vi appellerete all'inutilità della puntualità
della puntualità
Milano non è la verità
Milano non è la verità
Milano non è la verità.

martedì 18 ottobre 2011

Un po' di sana ironia

Mi sono fatta le migliori risate leggendo questa pagina, e non posso fare a meno di linkarla...si abbina perfettamente allo stile del mio blog!

...e concludo con il mitico Mastrandrea:
(puntata 74 di Tolleranza Zoro)

lunedì 17 ottobre 2011

La Questione Brioche

Milano, sono le 7.45 di un gelido mattino di ottobre.

Già che apro gli occhi e mi sveglio immersa nel gelo e nel grigio (non è che sono finita in una cella frigorifera?) sinceramente un po’ me rode.
Mi avvio intirizzita verso il Politecnico, 5 minuti a piedi dalla mia attuale abitazione, ma dopo circa 50 metri sono talmente infreddolita che inizio a pensare ad alcuni possibili rimedi:
  1. Tornare a casa, sotto alle coperte, e diventare mooooolto amica del gatto (ulteriore fonte di calore);
  2. Percorrere tutta la strada correndo e saltellando, incurante del sudore;
  3. Fermarmi al bar a metà strada e prendermi un cappuccino bollente;
  4. Tornare a Roma, supplicare la segreteria studenti di Roma Tre di riammettermi alla specialistica e abbandonare questa città;

Decido per la più immediata soluzione, la numero 3.

Entro nel bar, chiedo un cappuccino ed un cornetto, pago e vado al bancone. La barista, da brava milanese, sta già freneticamente preparando decine di caffè e prendendo mille ordinazioni quando le chiedo la mia.
Nonostante il sovraffollamento del bar riesce comunque a trovare i suoi maledetti 10 secondi per farmi incazzare.
“Signorina cosa intende per cornetto alla crema?”
(Secondo te, in una vetrina dove ci sono solo danesi, bombe e cornetti semplici, al cioccolato e alla crema…cosa vuoi che intenda?!)
Le indico il cornetto in questione, e lei mi fa: “ah, ma questa è una brioche!”
Poi uno dice che non si deve incazzare.
Malimortaccitua, non fare finta di non aver capito, sono le 8 meno un quarto, fa freddo, è tutto grigio e mi sembra inutile sottolineare a quest’ora la mia diversa provenienza. Damme sto cornetto e stai zitta! Che poi, fra l’altro, il tuo fottuto dialetto di prima mattina mi irrita alquanto. E se vogliamo dirla tutta, i cornetti/brioches manco li sapete fà!

Da domani farò colazione a casa.
Certe cose di prima mattina mi rovinano l’umore.

Non contenta, dopo la lezione sono tornata a casa ed ho controllato su wikipedia (sempre sia lodata!).
Cercando la parola Brioche, esce un trafiletto di disambiguazione che recita: 
Disambiguazione – Se stai cercando il dolce a forma di mezzaluna, vedi Croissant.

Quindi, cari i miei saputelli milanesi…se proprio vogliamo essere precisi si chiama Croissant (tradotto in italiano: cornetto)! 

Ma Santa Wikipedia già è a conoscenza dell’ignoranza sull’argomento dei popoli nordici, infatti specifica:

Il termine brioche viene inoltre comunemente usato nelle regioni dell'Italia settentrionale per indicare il croissant, chiamato invece cornetto nelle regioni centrali e meridionali.


P.S. Se mi è consentito fare una saggia citazione, aveva ragione Giacomo nell'esclamare: mannaggia alle brioches!