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venerdì 10 febbraio 2012

Mamma Roma, mi manchi.





Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide,
da quella Roma del "volemose bene e annamo avanti",
da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei "Sali e Tabacchi", degli "Erbaggi e Frutta",
quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle...

Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati,
quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe,
quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari,
quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione...

Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura,
quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti...

Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista,
la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini...

Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti,
la Roma caput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell'Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno,
quella Roma che è meglio di Milano...


Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade,
quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara,
quella Roma dei ricchi bottegai:
quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia,
quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira,
quella Roma del "core de Roma"...


Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese,
quella Roma dei "che c’hai una sigaretta?", "imprestami cento lire",
quella Roma del Coni, del Concorso Ippico,
quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini,

Me ne andavo da quella Roma dimmerda!

Mamma Roma, Addio!



p.s. Chi non conoscesse Remo Remotti, sappia che che questa è una delle più grandi dichiarazioni d'amore per Roma, con tutti i suoi difetti.

venerdì 11 novembre 2011

Potevo diventà poeta!

Stasera mi sento creativa (l'attesa per il verdetto dei casting per la stanza mi sta facendo impazzire) e quindi ho deciso di buttare giù due righe in rima dedicate i miei fantastici amici di Roma (rigorosamente in dialetto romano)


‘Na serata trasteverina

Cala er sole sopra Roma
e s’accennono i lampioni
Ritornamo a casa n’fretta
e magnamo du’ bocconi

Poi ‘ncomincia la trafila
coi messaggi e cor PC
E ndò nnamo? Mò che famo?
Ma che davero, non stai a uscì?!

Nun ce piace restà a casa
quindi uscimo: e chi c’ammazza?
Come ar solito la punta
a Trilussa, dieci e mezza!

Ma fra er traffico e ‘r parchimetro
e il parcheggio – c’è carenza
Chi se trova là per primo
c’ha da avè molta pazienza!

Dopo forse circa n’ora
ce sò tutti, ma è normale
se sa bene che er romano
non ariva mai puntuale!

Se ‘ncomincia la serata
co’ du’ chiacchiere e ‘na bira
non se fa mai chissà cosa
ma se ride e se delira

C’è l’amica chiacchierona
che straparla tutto er tempo
c’è il fattone che cazzeggia
e gira canne ogni momento

Ce sta er timido di turno
che sta zitto, guarda e beve
ce sta quella già ubriaca
che diventa un po’ più greve

C’è l’amico un po’ saccente
che specifica ogni cosa
E ogni vorta c’è er marocco
che te vò venne ‘na rosa.

Sulle scale ce sta er mondo,
(sempre e solo gente assurda)
a na certa d’improvviso
ecco spunta er Mago Guarda!

Ogni vorta, nun so come
passa er tempo e nun m’accorgo
giro l’angoli e me perdo
pe’ le vie di questo borgo

Questo è ‘r modo che conosco
pe’ svortamme ‘na serata:
co’ gli amici, basta poco
du’ birette e ‘na risata

Io ve giuro, me ce impegno
vorrei proprio tornà presto
ma ogni vorta, mille fatti
faccio tardi e me devasto!

Cò ‘ste righe, cari amici
ve volevo ringraziare
…e ringrazio Roma bella:
Io ce vojo ritornare!